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L’olivo e l’olio tra miti e leggende

olivo olio miti quadro antonella napoli

L’olivo è l’albero che più di ogni altro rappresenta la pace, sin da quando l’uomo ne ha memoria.

Non tutti sanno che l’albero d’ulivo è stato donato agli uomini direttamente da Dio. O forse da una dea. O forse da Ercole…

Vi prometto che ne capiremo di più nelle prossime righe. 😁

Abbiamo visto nel post sulla storia dell’olivo quanto questa pianta sia sempre presente nelle varie civiltà antiche.

In questo articolo parleremo sempre dell’ulivo, ma ci soffermeremo sui miti e leggende di cui è protagonista, che ne confermano la sua origine divina.
Preparatevi ad una lettura emozionante. Perché insieme affronteremo un viaggio diverso da quello storico, senza reperti e testimonianze.
Oggi faremo un viaggio tra racconti fantastici, divinità leggendarie, eroi e supereroi, protagonisti di grandi amori e guerre fino ad arrivare ai nostri nonni.
Tutti uniti da un comune denominatore: il sempreverde Ulivo.

Alla fine di questo viaggio, come in ogni buon racconto che si rispetti, ne trarremo degli insegnamenti preziosi. Una sorta di morale della favola.

Quindi non perderti neanche un rigo, e arriva fino alla fine.

Indice degli argomenti

La leggenda della nascita dell’olivo e di Adamo

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Secondo una leggenda ebraica, la nascita dell’ulivo é legato alla figura di Adamo che si era macchiato del peccato originale.
Egli, giunto alla tarda età di 930 anni, si ricordò che Dio gli aveva promesso “l’olio della Misericordia”, cioè la redenzione sua e dell’umanità.

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Memore di ciò, avrebbe mandato il figlio Seth sulla montagna custodita dall’Arcangelo Michele, dove era stato il paradiso terrestre. Il Cherubino consegnò a Seth tre semi da mettere tra le labbra del padre dopo la sua morte.
Dalle spoglie di Adamo, sepolto sulle pendici del Monte Tabur, germogliarono un cedro, un cipresso e un ulivo.

Nelle immagini sopra, l’affresco di Piero Della Francesca, raffigura proprio la morte di Adamo.
Nella scena centrale Il figlio Seth sta piantando nella bocca di Adamo morto i 3 semi.
Nel gruppo di destra invece c’è a terra Adamo morente, assistito dall’anziana Eva e altri discendenti. Dietro sullo sfondo si intravede il figlio Seth che parla con l’Arcangelo Michele, per chiedergli l’olio della Misericordia.
Questo affresco si trova nella Basilica di San Francesco ad Arezzo

L’ulivo per gli Egizi: un dono degli dei agli uomini

Secondo una leggenda egiziana fu Iside, la dea Luna, (dea della maternità, della fertilità, e protettrice dei defunti ) sorella e sposa di Osiride, il dio Sole, a donare agli uomini la capacità di estrarre l’olio dalle olive.
Per perpetuare questa unione, le foglie dell’ulivo sono argentee, che ricordano la luna. Mentre l’olio, è di colore giallo oro, come il sole appunto.

Da questa leggenda nasce il nome Isidoro, che significa “ il dono di Iside”. Questo nome si è diffuso anche nella cultura Cristiana, nonostante la provenienza fosse pagana.

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Alla dea Iside si deve il primo rituale funerario per imbalsamazione e mummificazione con olii e unguenti.

Nella mitologia romana invece è merito di Ercole per aver introdotto l’olivo. Raccolto dai confini del mondo, nel bosco consacrato da Giove. Mentre, fu la dea romana Minerva ad aver insegnato l’arte della coltivazione dell’olivo e del suo olio.

olivo e minerva 100 lire
L’olivo e la dea Minerva sulle 100 lire italiane

L’olivo e l’olio nella mitologia Greca

La leggenda della contesa tra Atena e Poseidone

I greci amavano molto gli dei perché avevano la convinzione che non si fosse buoni cittadini se non si amavano convenientemente le divinità. A queste offrivano latte olio e talvolta miele come offerta sacrificale.

Sul frontone del Partenone, sull’acropoli di Atene, è scolpito un episodio molto noto della mitologia greca.
Ovvero la creazione del primo ulivo.
La scena rappresentata, vede come protagonista Atena, detta anche Pallade, figlia prediletta di Zeus.

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Ricostruzione del frontone Ovest del Partenone di Atene

La leggenda narra questo:
Era sorto tra Atena e Poseidone, Dio del mare, e fratello di Zeus, un dissidio per il predominio nella regione dell’Attica.
Non essendo stato possibile arrivare ad un accordo amichevole tra le due possenti divinità, si ricorse al giudizio di Zeus, padre di tutti gli dei.
Neanche lui sapeva che fare, quindi pensò di sfruttare la rivalità per fare un dono prezioso agli uomini.
Decise dunque che avrebbe assegnato il possesso di Atene e di tutta l’Attica a chi dei due avesse saputo creare la cosa più utile all’umanità.

La sfida iniziò dinanzi a tutti gli dei e con la presenza di Cecrope, re e fondatore della città di Atene.

Poseidone, colpì con il suo tridente il suolo, e da lì fece sorgere il cavallo, un animale magnifico, mai visto prima, il più veloce e il più possente mai visto prima, in grado di vincere tutte le battaglie. La sua instancabile forza sarebbe stata oltremodo utile agli umani.

 Atena, invece, colpì una roccia con la sua lancia, e fece così nascere dalla terra il primo albero di olivo. I suoi frutti sarebbero stati in grado di illuminare la notte, medicare le ferite, offrire nutrimento, salute e forza alla popolazione.

 Zeus scelse l’invenzione più utile agli uomini, e la più pacifica.

Benedì le foglie argentee e disse: «Questa pianta proteggerà una nuova città che sarà chiamata Atene da te, figlia mia. Tu donasti agli uomini l’ulivo e con esso hai donato luce, alimento e un eterno simbolo di pace»

Atena divenne così la dea protettrice di Atene e padrona dell’Attica.

L’ulivo da lei piantato nell’Eretteo, enorme, dritto e con le foglie d’argento, divenne il simbolo della pace e della prosperità, e assunse carattere sacro.

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Lo scontro tra Atena e Poseidone , nascita del primo ulivo.

Un’altra versione della leggenda racconta invece che furono i Greci a dover scegliere il dono migliore tra quello di Poseidone e quello di Atena. In questo caso, Poseidone, colpendo il suolo con il suo tridente fece sgorgare dell’acqua. Con questa sorgente avrebbe dato loro sia nuove opportunità nel commercio, che una fonte d’acqua. Ma l’acqua era salmastra, e non buona da bere.

I cittadini maschi votarono per Poseidone, le donne per Atena, e per un voto vinsero proprio le donne.
Quindi Atena diede il suo nome alla città.

 Poseidone non prese benissimo la sconfitta. Furibondo e accecato dalla rabbia sfogò la sua ira inondando i campi di Atene con le onde del mare, e sommerse l’Attica intera.

Per placarne l’ira, le donne dovettero sacrificare qualcosa al dio del mare, quindi furono punite: da allora persero infatti la possibilità di votare. Inoltre, nessun figlio avrebbe preso il nome della madre. Infine, come se non bastasse, persero anche la possibilità di chiamarsi Minervie, in onore della dea vincitrice della contesa. 

L’ulivo andava protetto

Secondo un’altra leggenda, diversi anni dopo un figlio di Poseidone cercò di sradicare l’albero creato da Atena. Gli andò male, perché non solo non ci riuscì, anzi si ferì nel commettere un gesto così scellerato e morì.

La pianta d’ulivo era sacra ai Greci, perché donata da Atena, e proprio in quel punto nacque l’Acropoli. Da allora venne poi presidiata dai soldati.

Infatti, Aristotele inserisce nella costituzione degli ateniesi una legge in cui si proibisce categoricamente di sradicare un olivo.

Un altro mito narra che fu Aristeo, figlio di Apollo, il primo ad estrarre l’olio dalle olive, e aveva donato agli uomini questa conoscenza, oltre ad avergli insegnato anche a fare il formaggio, raccogliere il miele e tessere la lana.

L’ulivo nell’Odissea

L’albero di olivo e l’olio sono presenti anche in diverse occasioni nell’Iliade e nell’Odissea del poeta greco Omero.

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Anfora a figure nere con Ulisse che acceca Polifemo con un palo di ulivo

Tra i tanti, c’è un passo che è il mio preferito. È un racconto che parla di amore, fedeltà, resistenza negli anni e radici forti. Non a caso viene usato proprio l’ulivo per questa metafora.
È l’episodio del ricongiungimento tra Ulisse e Penelope.
In questo capitolo, c’è la descrizione del letto ricavato da un albero di ulivo, che Ulisse stesso aveva intagliato e scavato.  Attorno ad esso vi aveva costruito la sua casa.

 La scena è questa:
Ulisse torna finalmente ad Itaca dopo il suo lungo viaggio. Sono passati 20 anni, ed è molto cambiato nell’aspetto. Dunque, la moglie Penelope stenta a riconoscerlo. Ma, non tanto per l’aspetto, quanto piuttosto nell’animo e nel cuore. Così decide di metterlo alla prova.

Inscena un “tranello” con arguzia, per essere sicura che fosse proprio lo stesso Ulisse partito 20 anni prima, il suo adorato marito.

 Cosa fa quindi?

 Semplicemente prima di andare a letto, dice alla serva di sistemare e spostargli il  letto fuori dalla stanza, quello che aveva costruito egli stesso. Perché non se la sentiva di condividere ancora il letto con il marito.

Solo il vero Ulisse però, poteva conoscere il segreto del letto. Penelope attendeva speranzosa la risposta prima di convincersi e riabbracciarlo.

A questo punto Ulisse, un po’ irritato, un po’ urtato nella sua sensibilità, risponde alla moglie, proprio come lei sperava.

Riporto parte del testo del libro XXIII dell’Odissea perché lo trovo favoloso.

Il riconoscimento di Ulisse e Penelope e il tranello del letto

Ma via, nutrice, stendimi il letto; anche solo

potrò dormire: costei ha un cuore di ferro nel petto».

Sì, il suo morbido letto stendigli, Euriclea,

fuori dalla solida stanza, quello che fabbricò di sua mano;

qui stendetegli il morbido letto, e sopra gettate il trapunto,

e pelli di pecora e manti e drappi splendenti».

Così parlava, provando lo sposo; ed ecco Odisseo

sdegnato si volse alla sua donna fedele:

«O donna, davvero è amara questa parola che hai detto!

Chi l’ha spostato il mio letto? sarebbe stato difficile

anche a un esperto, a meno che un dio venisse in persona,

e, facilmente, volendo, lo cambiasse di luogo.

Tra gli uomini, no, nessun vivente, neanche in pieno vigore,

senza fatica lo sposterebbe, perché c’è un grande segreto

nel letto ben fatto, che io fabbricai, e nessun altro.

C’era un tronco con ricche fronde, d’olivo, dentro il cortile,

florido, rigoglioso; era grosso come colonna:

intorno a questo murai la stanza, finché la finii, con fitte pietre,

e di sopra la copersi per bene, robuste porte ci misi, saldamente commesse.

E poi troncai la chioma dell’olivo fronzuto,

e il fusto sul piede sgrossai, lo squadrai

con il bronzo bene e con arte, lo feci dritto a livella,

ne lavorai un sostegno e tutto lo trivellai con il trapano.

Così, cominciando da questo, polivo il letto, finché lo finii,

ornandolo d’oro, d’argento e d’avorio.

Per ultimo tirai le cinghie di cuoio, splendenti di porpora.

Ecco, questo segreto ti ho detto: e non so,

donna, se è ancora intatto il mio letto, o se ormai

qualcuno l’ha mosso, tagliando di sotto il piede d’olivo».

Così parlò, e a lei di colpo si sciolsero le ginocchia ed il cuore,

perché conobbe il segno sicuro che Odisseo le diceva;

e piangendo corse a lui, dritta, le braccia

gettò intorno al collo a Odisseo, e gli baciò il capo…

testo del Libro XXIII dell’Odissea

 In questa scena meravigliosa l’ulivo è una metafora.  Sta a significare il ritrovamento simbolico della radice del loro amore originario. Il segreto intimo che solo due sposi conoscono, e di come ebbe inizio il loro matrimonio. È a quel ricordo delle prime nozze che Penelope vuole arrivare per celebrare nuovamente la loro unione.

L’Ulivo nell’Odissea, dunque, compare ogni volta che si verifica una svolta in senso positivo, una risoluzione di una difficoltà, o la via d’uscita in un vicolo cieco.

Adoro particolarmente il modo in cui il poeta Omero ha usato l’ulivo nella sua opera.
Ha decisamente trovato un modo eccezionale per rendere omaggio ad una pianta nella sua opera immortale.

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Leggenda per bambini sull’olivo

UN ALBERO PER LA CROCE

C’erano una volta, gli ulivi, degli  alberi dritti e lisci come il pioppo, i più maestosi tra gli alberi del bosco. 

Quando Gesù fu condannato alla crocifissione, il sommo sacerdote di Gerusalemme Caifa, mandò alcune guardie a cercare delle travi per farne la croce. Queste andarono verso il bosco a trovare l’albero giusto. 

Il bosco, cominciò ad agitarsi, come colpito da un uragano. Era giunta voce che i due tipacci si stessero avvicinando. Gli alberi invocavano la morte, chiamavano su di sé il fulmine, chiedevano di diventare cenere. Non volevano essere parte di questa brutta azione, non volevano donare il loro legno per costruire la croce.

 Quando le guardie giunsero al bosco, un gran silenzio pesava intorno: non si muoveva una foglia, e non si sentiva uccello cantare. Ogni albero pregava il cielo che gli fosse risparmiato un così terribile destino.
All’improvviso iniziarono a gemere tutti insieme, a piegarsi, a torcersi, a sprofondare in un susseguirsi di convulsioni, come se un vento fortissimo stesse squassando i loro rami e foglie. Quasi volessero nascondersi, coprirsi. Si piegarono e si torsero talmente che i rami si spezzarono e il tronco si piegò spaccando la corteggia. Quegli alberi che prima erano dritti e imponenti, adesso sembravano grigi e mostruosi.
I soldati non riuscirono a trovare un solo tronco dritto, utile a costruire una croce. Cambiarono quindi zona. Andarono dunque in un altro bosco dove c’erano le palme dai lunghi tronchi. Anche le palme però si agitarono, tanto da perdere le lunghe foglie, fino a svuotarsi dall’interno. Le guardie dovettero dunque cambiare di nuovo bosco.

Alla fine, la scelta delle guardie cadde su una quercia.

 Da allora le palme danzano felici sventolando le foglie al vento.
Gli olivi continuarono a crescere contorti e spaccati per ricordare agli uomini l’orrore evitato, e piansero tanto.
Il buon Padre Creatore commosso dall’animo buono dell’ulivo, trasformò le loro lacrime in gocce verdi chiamate olive. Queste gocce, dal quale si può ricavare l’olio, era molto utile e importante per gli uomini, perchè l’olio  nutre, abbellisce, allevia i dolori, e dona la benedizione ai morenti.

L’olivo e l’olio per i Cristiani

Una colomba con un rametto di ulivo, è il simbolo di pace più riconosciuto e amato.

I rami di ulivi inoltre li sventoliamo nella domenica delle palme, da circa 2000 anni  in segno di saluto.
E l’olio è anch’esso presente nella cultura ecclesiastica e nei momenti più significativi della vita dei fedeli: per esempio nel battesimo, nella cresima, nel viatico dopo la sacra unzione (come alimento spirituale per affrontare l’estremo viaggio), nonché nell’ordinazione dei sacerdoti e dei vescovi.

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L’olivo è un simbolo di pace universale

I nonni ci raccontano l’olio

I nonni hanno sicuramente un rapporto diverso con l’olio rispetto a noi.
Gran parte delle nostre famiglie, soprattutto al Sud Italia, ha origini contadine. Persone con una vita dura, piena di sacrifici e rinunce. Avevano poco ma sapevano apprezzare veramente tutto.
Con l’olio in particolar modo, sanno quanta fatica c’è dietro ogni singola goccia di olio.
Per rendere più chiara l’idea, abbiamo elencato di seguito alcune curiosità che ricordano i nonni:

  • Versare per distrazione l’olio era una cosa grave, punibile anche con castighi severi;
  •  Rompere una damigiana d’olio era un vero disastro per la famiglia e veniva considerato di cattivo presagio.
    Noi pensiamo, invece che ciò era dovuto al fatto che l’olio fosse una grossa fonte di sostentamento È una delle poche risorse economiche familiari.
  •  Alcune famiglie aspettavano la “ntrata” dell’olio per poter sposare i figli .
  • Durante le annate magre in cucina si utilizzava la sugna, un grasso suino per risparmiare, perché l’olio era molto costoso o prezioso da vendere. 
  •  La raccolta delle olive era molto faticosa: sia raccattavano da terra ad una ad una con il bello o col cattivo tempo, con il sole e con la pioggia. La mattina i contadini si recavano in campagna molto presto per ritornare anche al tramonto; il lavoro era continuo e l’unica “siesta” era il momento della merenda. Pane e Pomodoro, fichi secchi, Pane e Olio e sale.
  •  I bambini collaboravano alla raccolta delle olive e ai più piccoli era riservata la ricerca di quelle sparse o cadute sui muretti a secco.
  •  Le olive venivano messe nei panieri e poi versate nei sacchi di juta che gli uomini trasportavano sulle spalle fino al carretto che le portava a casa o al frantoio.
  •  L’olio dell’annata precedente “vecchio” veniva usato come purgante contro la stipsi e, preso digiuno al mattino per curare alcune patologie epatiche.
  •  L’olio fritto veniva filtrato e riciclato per preparare nuovi piatti e per accendere il fuoco ostinato.   
  • Le donne durante la raccattatura mettevano da parte le olive mature per portarle a casa e consumarle a cena insieme al pane e, per i più fortunati, “allu casu friscu”.
  • L’olio è un ottimo conservante, infatti da sempre i nostri nonni conservano nei vasetti  sott’olio il tonno, le acciughe, verdure tipo pomodori secchi melanzane, peperoni ecc.

Olivo olio miti e leggende, cosa ci insegnano?

Il valore dell’olio d’oliva innanzitutto. Ma anche un’altra cosa, cioè la forza che ha tramandare questo valore da generazione in generazione. I miti e le leggende su olio e olivo ci insegnano proprio questo secondo me. Trasmettere dei valori nel tempo.

Siete d’accordo con me?

Ma c’è spazio anche per un’ultima riflessione. Ha a che fare con la nostra educazione alimentare, e come possiamo mettere in pratica questi insegnamenti.

Le nostre abitudini alimentari sono profondamente mutate negli ultimi anni. Nuove mode, nuovi prodotti accattivanti, suggeriti dal mondo della pubblicità. Meno tempo e spesso la voglia o l’esigenza di piatti veloci o già pronti.

Tuttavia, sento il dovere di ricordare una cosa ai miei cari amici lettori, una regola fondamentale: per vivere bene è indispensabile seguire le norme di una sana e corretta alimentazione.

L‘educazione alimentare non è solo studio delle qualità nutrizionali dei prodotti, ma è al contempo conoscenza e cura del territorio; orientamento e senso di appartenenza ad un territorio; sviluppo, promozione delle nostre aziende sul territorio locale e nazionale.

Proprio per questo motivo è necessario essere coscienti che un giusto comportamento nutrizionale comincia dall’ infanzia.
È essenziale aiutare i bambini ad acquisire un corretto comportamento alimentare, coinvolgendoli nelle scelte e facendoli divertire a tavola. Renderli consapevoli della provenienza degli alimenti, e dell’origine delle piante.
Perché non iniziare quindi proprio dall’ulivo?

Io per esempio, ho chiesto ai miei nipotini, di 5 e 7 anni, di colorare un albero di ulivo, e abbiamo letto insieme la storia dell’albero per la croce. È un primo passo, ed è stato divertente stimolare la loro curiosità.
Potremmo partire da qui quindi, dai bambini. Ad infondere loro un atteggiamento più consapevole e responsabile nei confronti dell’alimentazione .


IMMAGINE DI COPERTINA

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Le Radici della Storia – Olio su tela – Antonella Napoli

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